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INTRODUZIONE
Il termine
fobia che in realtà significa paura è un'irrazionale e
persistente paura e repulsione di certe situazioni, oggetti,
attività o persone. Il sintomo principale di questo disturbo
è l'irrefrenabile desiderio di evitare il soggetto che
incute timore.
Pur essendo spesso associata, a un oggetto o
una situazione concreta, il contenuto psicologico che è alla
base della fobia non coincide con quell'oggetto, che svolge
semplicemente il ruolo di motivazione occasionale della
crisi fobica.
L'individuo fobico non può sottrarsi volontariamente alla
sua paura, anche se il soggetto sufficientemente buono
da rendersi conto dell'irrazionalità e della
sproporzionalità di questo vissuto, che resta per un
determinato periodo di tempo e determina un disadattamento
del soggetto al suo ambiente.
Alcuni tipi di fobia sono l'agorafobia paura degli spazi
aperti, la fobia sociale che spesso si manifesta con ansia anticipatoria e le fobie specifiche fra cui si citano: l'aracnofobia
paura dei ragni, la claustrofobia paura dei luoghi chiusi.
In generale le cause delle fobie si riteneva fossero
imputabili alla rimozione di contenuti inconsci che
presentavano il loro effetto portando
l'individuo ad evitare una certa situazione che attraverso
un fenomeno di spostamento può essere ricondotta ad un
evento traumatico avvenuto sia durante l'infanzia che l'età
adulta.
Oggi, la più moderna psicoterapia cognitivo comportamentale
sostiene che il disturbo derivi da un cattivo apprendimento
che può avvenire per condizionamento classico o per
apprendimento sociale.
Il disturbo si viene poi a mantenere per condizionamento
operante attraverso l'evitamento, dove il rinforzo negativo è
rappresentato dalla sensazione di diminuzione dell'ansia per
effetto dell'allontanamento dalla situazione fobica.
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