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INTRODUZIONE
Il
cuore artificiale è un'apparato a componenti meccanici o
idropneumatici o elettrici o elettronici o di varia natura
insieme collegati, in grado di svolgere le funzioni
fisiologiche del c. umano, completamente impiantabile nel
corpo umano e autonomo al punto tale da garantire al
portatore un'attività fisica a tutti gli effetti normale. Il
c. artificiale rappresenta, perciò, la soluzione di
malformazioni o malattie cardiache non risolvibili
attraverso farmaci o interventi chirurgici parziali
(sostituzione di valvole, ecc.) e si colloca in posizione
alternativa alla pratica del trapianto cardiaco. È uno dei
primi problemi affrontati nel campo della bioingegneria
poiché il c., pur nella sua complessità, è, fra gli organi
del corpo umano, uno dei più estesamente conosciuti e più
facilmente isolabili dal punto di vista funzionale. Il c.
può essere paragonato a una pompa di tipo alternativo che ha
il compito di garantire la circolazione del sangue
attraverso i vari distretti dell'organismo. Normalmente il
volume di sangue presente nel corpo è di 5 litri per l'uomo
e di 4,5 per la donna, mentre per la portata, e cioè il
volume di sangue messo in circolo nell'unità di tempo, varia
al variare dell'attività fisica nervosa ed emotiva, passando
dai 5 l/m in condizioni di riposo ai 30 l/m per atleti sotto
sforzo. Tale aumento di portata è ottenuto sia mediante un
aumento della frequenza cardiaca (da 60 a 150 battiti il
minuto), sia mediante un aumento della gittata (volume di
sangue pompato a ogni contrazione). Per la circolazione di
questa portata il c. umano esercita una potenza di pompaggio
variabile dai 2 ai 15 watt, la pressione di mandata va dai
120 ai 180 mm di Hg. Sulla base di tali valutazioni sono in
corso sperimentazioni per realizzare un impianto che, oltre
a soddisfare queste esigenze, possegga dimensioni e peso che
ne rendano possibile l'impianto nel corpo umano, sia
compatibile con i tessuti organici con cui viene a contatto,
non provochi nel sangue un livello emolitico superiore a
certi limiti, non sia fonte di rumori o vibrazioni nocive o
comunque fastidiose, garantisca un lungo periodo di
funzionamento in assenza di manutenzione. Ciò crea non pochi
problemi: anzitutto il tipo e la dislocazione della fonte di
energia che fornisce la potenza necessaria all'impianto. Se
viene situata all'esterno del corpo richiede un dispositivo
sicuro e non traumatico di trasferimento dell'energia
attraverso la cute, p. es. un sistema di trasmissione
elettromagnetica; in questo caso il c. artificiale può
essere azionato da una batteria elettrica impiantata
esternamente e ricaricabile periodicamente, p. es. durante
il riposo notturno. Tra le fonti d'energia impiantabili si
possono citare in ordine d'importanza le batterie a
radioisotopi, le celle a combustibile biologico, le batterie
galvaniche, le sorgenti d'energia di tipo chimico (a
idrocarburi, ecc.). All'interno del corpo umano esistono
tuttavia organi dotati di movimenti involontari (p. es. il
diaframma) oppure potenziali bioelettrici che possono in
linea teorica fornire l'energia necessaria per l'azionamento
del c. artificiale. La variabilità della richiesta di
potenza da parte dell'organismo durante il giorno rende
necessario inoltre un sistema di accumulazione qualora la
fonte d'energia non sia regolabile come nelle batterie a
radioisotopi. Tale accumulazione può avvenire a livello
d'energia termica o elettrica o pneumatica. Altro problema è
la scelta del sistema di conversione dell'energia: tale
scelta è strettamente legata al tipo di energia resa
disponibile dalla sorgente (termica, elettrica, ecc.); la
complessità del problema è tanto maggiore quanto più
l'energia suddetta è diversa da quella meccanica necessaria
per conferire al sangue la pressione e la velocità
necessarie. La parte meccanica di un c. artificiale, cioè il
c. artificiale vero e proprio, è costituita dai sistemi di
pompaggio del sangue; gli organi adottati, in campo sia
clinico sia sperimentale, sono la pompa a creazione di
camera, o di tipo "roller", già usata nella macchina per la
circolazione extracorporea, e la pompa a camera localizzata
o ventricolo artificiale che sembra la più idonea per un c.
artificiale. Quest'ultima può essere del tipo a sacco, in
cui la variazione di volume e quindi la gittata sono
ottenute mediante una variazione di forma di tutto il
ventricolo, o del tipo a diaframma, in cui la gittata è
determinata dallo spostamento di una parete. Ventricoli a
sacco extracorporei, azionati ad aria compressa, sono stati
recentemente usati per mantenere in vita un paziente in
attesa di trapianto. Il c. artificiale, come del resto il c.
naturale, è una "macchina" caratterizzata da un certo
rendimento: nel caso del c. naturale tale rendimento varia
dal 10 al 20%. Nell'ipotesi di una riproduzione fedele del
funzionamento naturale si sviluppa perciò a ogni ciclo una
quantità di calore che va da 5 a 10 volte il lavoro di
pompaggio: tale calore deve essere smaltito dal sangue che
ha quindi anche la funzione di liquido di raffreddamento. Lo
stesso dicasi per le eventuali scorie prodotte
dall'impianto. È necessario, naturalmente, che calore e
scorie siano contenuti entro limiti tali da non danneggiare
il sangue o gli altri organi preposti allo smaltimento dei
prodotti metabolici (reni, fegato, polmoni, ecc.). Occorre
infine una corretta regolazione ciclica e funzionale del c.
artificiale.
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